La storia - Circolo Ferrovieri Martiri di Greco

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La storia

Frontespizio del volume che raccoglie la storia della ''Cooperativa Ferrovieri Suburbana''
Prima del 1946
La casa dei ferrovieri di via San Gregorio fu fatta costruire alla fine del secolo dell'Ottocento da alcune società di mutuo soccorso fer­roviarie; esse investirono una somma ingente per quegli anni, raccolta anche attraverso un'ampia sottoscrizione tra gli iscrit­ti, con l'intento di edificare un ambizioso immobile sullo stile delle "Case del popolo".
Il progetto dell'ing. Italo Gasparetti prevedeva infatti uno sta­bile strutturato su tre piani che, oltre agli alloggi per i condutto­ri di locomotive, includeva un ampio salone per le riunioni, una biblioteca con sala di lettura e "un albergo e ristorante coope­rativo" con annessi giardino, magazzini e forno sociale.
Costruito su una sola delle due aree a disposizione, l'edificio fu ultimato nel 1898 e a causa di una serie di vicissitudini ne divenne unica proprietaria nel giugno 1900 la "Società di mu­tuo soccorso fra i macchinisti e fuochisti".
In questa sede ci interessa rilevare che agli inizi del Novecento il sodalizio mutualistico non gestiva direttamente i negozi e il ristorante, perché entrambi costituivano la IV sezione di una grande Società cooperativa ferroviaria, "La Suburbana", ar­ticolata in molteplici succursali situate nelle periferie della Milano d'allora dove si vendevano ai ferrovieri merci a prezzi concorrenziali.
Con l'avvento del fascismo furono sciolte quasi tutte le or­ganizzazioni dei lavoratori, ma non la Mutua del Personale di Macchina che resistette alle pressioni liquidatorie del re­gime adottando una strategia accorta e lungimirante che evi­tò la sua scomparsa e l'assorbimento dello stabile a cui mira­vano i fascisti.
Per ciò che riguarda il salone e il ristorante dal 1928, anno dell'insediamento di un Commissario prefettizio alla guida della "Macchinisti e fuochisti", essi furono gestiti dal Circolo dei fer­rovieri fascisti che consentì tuttavia l'attività culturale e dopo­lavoristica di cui era protagonista un'associazione ricreativa denominata "Arte e diletto club".
Questo gruppo di membri aggregati al Circolo, in quanto non ferrovieri, realizzò nel corso di un decennio le più disparate iniziative, dalle rappresentazioni teatrali alle esibizioni pugili­stiche; tutte le sere del venerdì e sabato i musicisti di un'orche­strina accompagnavano le danze dei soci del Circolo e degli abitanti del quartiere.
Negli spazi adiacenti si giocava a bocce e a biliardo, mentre al bar del Circolo si mesceva a ballerini o giocatori bibite e vino fresco.
Foto tratta dal sito di Bartolomeo Fiorilla
www.unferrovieremacchinista.it
La targa dedicata ai Martiri di Greco nel Deposito Locomotive di Milano Centrale
Durante la guerra
Nel 1941 "Arte e diletto club" è costretto ad arrestare la sua attività perché il regime di Mussolini considerò le sue iniziative incompatibili con la tragedia del secondo conflitto mondiale in cui si era schierato al fianco della Germania nazista.
All'interno del salone della Casa dei ferrovieri viene appronta­to un grande schermo necessario alle proiezioni cinematografi­che che, da provvisorie divennero permanenti, fino a quando il Consiglio di Amministrazione della Mutua dei ferrovieri ha sta­bilito di riappropriarsi del salone e di ristrutturarlo mirabilmen­te, destinandolo ad un uso più consono al suo lignaggio, come vedremo nel prosieguo della presente.
Come è noto la Resistenza ai nazifascisti coinvolse dall'8 settembre anche la categoria dei ferrovieri: il 28 giugno 1944, presso il deposito locomotive di Greco, un'azione di sabo­taggio provocò la distruzione di alcuni locomotori e di un deposito di carburante suscitando l'ira dei tedeschi che ave­vano occupato l'Italia.
Pur non avendo subito delle vittime, i nazisti arrestarono dopo quel giorno 40 ferrovieri conside­rati antifascisti e col criterio della decimazione decisero il 15 luglio di fucilarne tre: Antonio Colombo, Siro Marzetti e Carlo Mariani.
Quella tedesca si rivelò una delle tante azioni di rappresaglia che colpiva nel mucchio per terrorizzare gli oppositori, in quanto gli esecutori materiali del sabotaggio erano altri.
Alla conclusione della seconda guerra mondiale la Mutua dei Macchinisti e Fuochisti, ritornata diretta responsabile dello sta­bile di via San Gregorio, ripristinò una gestione democratica all'interno del Circolo dei ferrovieri che nel 1946 venne intito­lato ai tre martini del Deposito di Greco.
 
L'Azione per l'iscrizione al Circolo
La costituzione del Circolo Cooperativo Ferrovieri "Martini di Greco"
Il 13 settembre 1946, presso il notaio Ezechiele Zanzi di Mi­lano, nasce il "Circolo cooperativo ferrovieri Martini di Gre­co Società cooperativa a responsabilità limitata"; sottoscri­vono l'atto costitutivo Paolo Casarotti, Egidio Fracchia, Artu­ro Lodesini, Angelo Papetti ed Emanuele Pesola, tutti macchi­nisti delle ferrovie eccetto Papetti, pure ferroviere, ma impiegato di Palazzo Litta.
I cinque comparenti in sede notarile compongono il provvisorio consiglio di amministrazione, di cui presidente viene designato Fracchia e vicepresidente Lodesini. Vengono inoltre nominati sindaci Umberto Borelli, Giuseppe Cremonesi e Ferruccio De Vecchi.
Più interessante dell'organigramma è il primo statuto del nuo­vo sodalizio che all'articolo 2 prevede di "procurare ai soci e alle loro famiglie un luogo di ricreazione e di divertimenti onesti e civili, nonché provvedere all'acquisto di generi ali­mentari... per somministrarli ai consumatori alle migliori condizioni possibili".
Ma l'articolo 4) attinente ai soci costituisce un elemento impor­tante, perché sostiene che "possono essere soci tutti i ferrovieri che risiedono nel comune di Milano"; questa norma statutaria preclude infatti l'iscrizione ai cittadini non residenti a Milano e anche a coloro che non sono dipendenti dell'Azienda ferrovia­ria, mantenendo quindi quell'atteggiamento corporativo che caratterizzava la mentalità del tempo, quando la Società di mu­tuo soccorso proprietaria dello stabile era limitata al solo perso­nale di macchina, escludendo persino i capi deposito.
Non si possiedono elementi per conoscere l'iniziale numero degli iscritti in quei primi anni al Circolo, ma dall' ammontare dei conti economici del '47 e '48 si desumono facilmente l'esiguità degli associati e l'indignazione di quei cittadini che partecipavano liberamente alle iniziative di "Arte e di­letto club" prima del conflitto mondiale.
Sul piano giuridico il prefetto della provincia di Milano, in data 30 giugno 1951, accoglie la domanda presentata due anni prima dal Circolo, iscrivendolo ufficialmente nel registro prefettizio delle cooperative della provincia di Milano al n. 143 della Sezione cooperazione consumo.
Il "Club dei ganasssa"
Per descrivere le vicende che riguardano il Circolo durante gli anni Cinquanta e Sessanta, anche a causa di una docu­mentazione insufficiente, si è ricorso alla preziosa testimo­nianza orale di quattro protagonisti di tutto o una parte di quel periodo, cioè Roberto Andreoni, Angelo Galli, Luigi Milani e Gabriele Ferri.
Dopo un anno di presidenza provvisoria affidata ad Egidio Fracchia, è la volta di Paolo Casarotti, un pensionato ex-mac­chinista che guida il Circolo per un triennio.
Nel 1949 viene eletto presidente un personaggio di grandi capacità e apertura mentale, Luigi Bellazzi, ex-macchinista impegnato precedentemente nel Sindacato dei ferrovieri ita­liani; Bellazzi ricoprirà la carica fino al 1970, salvo una bre­ve interruzione di Mario Bolzoni.
Il segnale immediato della sua nuova gestione si evince già nel 1949, quando lo Statuto viene integrato da una formula­zione che tiene finalmente conto del passato glorioso di "Arte e diletto club" e di tutti i suoi animatori.
Al punto 4 dello Statuto di quell'anno si può leggere infatti: "possono essere eletti soci della cooperativa anche i non fer­rovieri in qualità però di soci aggregati ...(che) avranno di­ritto di usufruire delle prestazioni del Circolo al pari dei soci effettivi, ma non potranno partecipare al Consiglio di Am­ministrazione... ".
Questo piccolo ma significativo spiraglio statutario consente a tantissimi lavoratori di collaborare coi dirigenti del Circolo, dando vita all'associazione "Club dei ganasssa" che all'inizio sconcerta i bacchettoni del tempo chiusi in una mentalità cor­porativa; il nuovo gruppo, capitanato da Oreste Dal Pozzo, dai fratelli Pesola, Franco Gambini, Luigi Cerri e tanti altri ancora, rivitalizza attività sociale e ricreativa del Circolo realizzando le iniziative più disparate che spaziano dalle gite turistiche a sfondo enologico in Piemonte, a combattuti tornei di carte, di bocce e di biliardo, nonché a giocose feste da ballo con tanto di musicisti maestri del "liscio" in occasione delle festività.
Quest'attività più giocosa che culturale favorisce tuttavia il superamento delle diffidenze tra ferrovieri e lavoratori comuni abitanti nella zona della stazione Centrale dove è situato il Cir­colo, per cui maturano in quegli anni le condizioni per un ulteriore aggiornamento dello Statuto.
Il Circolo si apre a tutti i lavoratori
Il 15 maggio 1960, a Milano presso lo studio del notaio Norber­to Ricca, si presenta il Consiglio di Amministrazione del Circo­lo al gran completo che, a nome dei 137 soci, discute in presen­za del professionista l'opportunità di modificare lo Statuto, ren­dendo possibile l'iscrizione a pieno titolo dei non ferrovieri. A questo progetto si oppongono con forza i consiglieri Gat­ti, Grigoletti e Pagliani, a dimostrazione della sopravvivenza di un residuo corporativismo; a favore si schierano tutti gli altri consiglieri, a cominciare dal presidente Bellazzi. Lo Statuto viene così modificato: art. 4 "Il numero dei soci e illimitato, ma non dovrà essere inferiore a 50 soci. Possono essere soci della Cooperativa tutti i ferrovieri che risiedono nel comune di Milano ... possono altresì essere soci della Cooperativa i lavoratori residenti in Milano che vengono presentati da almeno tre soci ferrovieri" .
Viene inoltre emendato l'art. 21 che cosi recita: "... gli am­ministratori devono appartenere per almeno due terzi alla categoria dei ferrovieri... il presidente deve appartenere alla categoria dei ferrovieri".
Questa nuova formulazione dello Statuto abbatte quasi tutti gli steccati corporativi, coinvolgendo nell'attività dell'associazio­ne tutti i lavoratori interessati, consentendo loro di entrare nel Consiglio e di ricoprire il ruolo di vicepresidente.
Questa svolta statutaria sollecita una rinnovata partecipazio­ne dei soci e favorisce un significativo rilancio delle iniziati­ve, raddoppiando il numero degli iscritti ferrovieri e non. Queste note positive non devono però tradire l'oggettiva porta­ta dell'attività del Circolo, la cui principale voce di bilancio riguarda la mescita di varie qualità di vino. Nel 1970 Luigi Bellazzi si ritira al compimento del settantesi­mo anno di età e passa la mano ad Antonio Margheriti, a cui succede due anni dopo Pietro Cavallero, la cui gestione ha in­contrato molte difficoltà.
In alto il vecchio logo del Circolo, sotto il l'attuale logo disegnato da Franco Armiraglio
Il fervore ideale degli anni Settanta
Il 14 maggio 1972 si svolge a Milano l'assemblea nazionale della Mutua dei Macchinisti e Fuochisti, proprietaria dello stabile di via San Gregorio, inclusi i locali gestiti dal Circolo; alla fine dei lavori assembleari viene designato a sorpresa presidente della Società di mutuo soccorso del Personale di Macchina Gabriele Ferri, allora segretario compartimentale del Sindacato ferrovieri italiani.
Gabriele Ferri è il portatore di un ambizioso disegno di rin­novamento in seno al sodalizio mutualistico che passa attra­verso la rottura dei vecchi corporativismi di qualifica con la conseguente apertura a tutti i ferrovieri. Questo progetto, avversato dalla vecchia guardia, ottiene tut­tavia uno straordinario interesse all'interno della categoria, compattando attorno alla figura carismatica di Ferri alcuni capaci militanti sindacali che saranno protagonisti del rilan­cio e del consolidamento dell' ex-Mutua del Personale di Macchina.
Uno dei principali collaboratori del nuovo presidente sarà Giuseppe De Lorenzo, che in seguito fonderà e dirigerà il giornale sociale del sodalizio, "Il Treno", dal 1978 fino alla sua morte, avvenuta il 2 maggio 1993.
Proprio Giuseppe De Lorenzo diventa presidente del Circo­lo Martiri di Greco il 29 aprile 1973, coadiuvato da perso­ne come Vincenzo Cazzaniga, Vinicio Vicentini, Domenico Galimberti, Umberto Di Bona.
Le prime novità significative della nuova gestione consisto­no nella cadenza fissa delle riunioni del C. d. A., registrate in ampi e puntuali verbali; da questi si desume che nelle ge­stioni precedenti erano avvenute delle irregolarità finanzia­rie, esperienza che induce il nuovo gruppo dirigente ad adot­tare opportune soluzioni per l'avvenire.
Ma la gestione De Lorenzo esprime i suoi profondi intendimenti di svolta in senso culturale con la "creazione di un primo nucleo della biblioteca circolante" e con una "attività cinematografica (con) una prima serie di cinque film a prez­zo di costo con dibattito"; il C. di A. del Circolo sostiene inoltre la necessità di un rilancio economico e finanziario dell'attività puntando all'acquisto della licenza per la vendi­ta dei superalcolici e per l'esercizio completo del ristorante. Questi ambiziosi e dispendiosi progetti vengono tuttavia incri­nati da un complicato contenzioso con la gerente addetta al banco, da parte di molti soci del Circolo; l'attività della gerente era regolata da un contratto poco vantaggioso finanziariamente ri­spetto alla mole del lavoro svolto dalla gerente; di qui una serie di alterchi con i frequentatori del Circolo, favoriti dalla mancanza di un registratore di cassa, che portano la ge­rente a rassegnare le dimissioni; ella tuttavia non intende rinun­ciare all'appartamento assegnatole in accomodato e quindi prov­visoriamente nei locali della casa dei ferrovieri, in cambio della sua attività.
Il presidente Giuseppe De Lorenzo si prodigherà inutilmen­te per trovare una scappatoia alla controversia, che finirà ad­dirittura nelle aule del tribunale! Nel frattempo in assenza della gerente il C. d. A. del Circolo decide che è necessario avviare "una gestione diretta, sia pure provvisoria, contro una chiusura a tempo indeterminato… il Presidente chiede la collaborazione di tutti i consiglieri e di tutti i soci per gestire il Circolo sino al reperimento di un altro gestore...".
Comincia così per gli attivisti e consiglieri del Circolo una sta­gione eroica, con turni massacranti per tenere aperto il Circolo dalla mattina alla sera, considerato che erano quasi tutti in atti­vità di servizio; tra i più impegnati Alfonso Salvati, Luigi Mi­lani, Pietro Miglioli, Lauro Uncinati e Francesco Armiraglio, detto Franco, designato il 21 settembre del 1974 se­gretario del Circolo.
L' acquisto delle licenze per la vendita di superalcolici e l'at­tività piena di ristorazione apre la strada ad un rilancio dell'attività economica del Circolo, ma comporta al tempo stes­so una spesa che costituirà a lungo una spina nel fianco del suo bilancio.
Nel 1975 Giuseppe De Lorenzo passa la mano, quando diventa direttore del giornale della Lega delle cooperative di Milano; al suo posto viene eletto Franco Armiraglio, coadiu­vato dal 30 aprile di quell'anno da Pino Del Vecchio nella veste di segretario, dal cassiere Eduardo Capriglione, non­ché Luigi Milani, infaticabile economo.
II nuovo presidente avvia una nutrita serie di iniziative, dal pre­stito ottenuto dalla Federazione regionale delle cooperative, che consente un'ampia ristrutturazione e ripulitura del Circolo, l'ac­quisto di un registratore di cassa, la risistemazione dei bagni; l'assillo principale della sua operosa gestione che si conclude nel 1979 è rappresentata dall'individuazione di un gerente del bar e del ristorante onesto e capace, cui faranno fronte adegua­tamente Bruno Bargigli, Isabella Dell'Orco e Vittoria Ravagli.
Dall'emergenza al consolidamento
L'11 aprile 1979 viene designato presidente del Circolo Eduardo Capriglione, affiancato da Luigi Boscani nel ruolo di vicepresidente e da Ugo Pifferi in quello di segretario. Prende le mosse da quell'anno una lunga stagione che punta all'inizio al risanamento del bilancio e più tardi ad un si­gnificative rilancio delle iniziative e dell'attività.
Atti importanti di questo processo di consolidamento del Circolo "Martini di Greco" sono stati quelli siglati presso il no­taio Paolo Lovisetti a Milano rispettivamente il 20 novem­bre 1988 e il 30 marzo 1993.
Il primo documento notarile scaturisce dall'esigenza di ade­guare la denominazione e lo statuto del Circolo alla nuova legi­slazione, nonché a un ritocco della quota sociale che consenta la realizzazione di un ampio ventaglio di iniziative.
Il Circolo aggiunge infatti alla dicitura tradizionale la speci­ficazione di "Società cooperativa a Responsabilità limitata", aderisce alla "Lega nazionale cooperative e Mutue", proro­ga la sua durata fino al 31 dicembre 2050, stabilisce che in caso di scioglimento l'intero patrimonio vada alla "Società di mutuo soccorso fra i ferrovieri" e porta la quota dell' azio­ne sociale a 20.000 lire.
Cinque anni dopo, alla presenza del C. d. A. e del suo presidente Capriglione, viene ulteriormente modificato lo statuto sociale; tra le novità più significative l'aumento dell' azione sociale, portata questa volta a 50.000 lire e il fatto che in caso di cessa­zione della Società il patrimonio sociale "deve essere devoluto alla costituzione e all'incremento del fondo mutualistico per la promozione e lo sviluppo della cooperazione costituito dall'As­sociazione nazionale di rappresentanza", come previsto dalla legge 52/92 sulle Società Cooperative.
Nel 1988 l'Assemblea dei Soci decide di istituire un regolamento interno in cui viene specificata la quota di tesseramento annuale, da utilizzare per attività sociale e promozionale, decisa prima di allora dal C. d. A., sentito il parere dell'Assemblea.
La quota annuale di tesseramento, che passa dalle 10.000 lire del 1988, alle 15.000 del 1990, alle 20.000 del 1993 e 30.000 del 1995, può essere variata solamente con delibera dell'Assemblea dei Soci e viene utilizzata principalmente per gli omaggi agli iscrit­ti a fine anno.
Viene anche confermata la tradizione del Circolo secondo cui gli associati con età superiore agli 80 anni sono dichiarati "soci ad honorem" e sono dispensati dal versamento della quota di tessera­mento.
Nel 1990 muore il Presidente onorario Luigi Bellazzi e l'anno dopo viene nominato al suo posto il socio Ugo Pifferi, validissimo attivi­sta del Circolo e del Sindacato Ferrovieri.
Anche attraverso questi aggiornamenti normativi, statutari e finan­ziari la presidenza di Eduardo Capriglione è stata capace di pro­muovere una prestigiosa stagione di attività di aggregazione, di intrattenimento e culturali che si articolano in una fitta program­mazione scandita in ben congegnate iniziative mensili che riguar­dano il teatro, l'operetta, il cabaret, i concerti lirico-vocali, l'alle­stimento di mostre e l'organizzazione di gite e feste a favore dei soci e dei loro familiari.
Nel 1982 il Consiglio di Amministrazione del Circolo ha tra l'altro deciso di dotare l'associazione di una bandiera tricolore che lo contraddistingue significativamente nelle manifestazioni pubbli­che, in particolare in occasione della commemorazione del 25 aprile quando i consiglieri e i soci, ogni anno, si recano presso il deposito di Greco per ricordare il sacrificio dei tre martiri; nel corso di questa manifesta­zione la bandiera del Circolo si affianca al gonfalone della città di Sesto San Giovanni accompagnato dal sindaco stesso e accanto a questi vessilli compaiono quelli delle associazioni partigiane e degli ex - combattenti.
Un ringraziamento speciale va a Luigi Boscani che per anni ha dedicato il suo impegno e il suo tempo libero al "Martiri di Greco", ricoprendo la carica di Vice Presidente.
Protagonisti di questo rinnovamento, accanto al presidente, innanzitutto l 'infaticabile Angelo Galli, consigliere dal 1980, e tanti altri validi collaboratori tra cui Laerte Ruggeri, Pietro Miglioli, Ugo Pifferi, Latella Consolato, Angela Cazzaniga, Mar­co Ruggeri, Domenico Galluzzi, Ernesto Cavalli, Raffaele Grassi e tanti altri ancora, in particolare Gabriele Ferri, strenuo soste­nitore dell'attività del Circolo. In tutti questi anni non si può dimenticare che dal 1980 in cucina, a gestire la ristorazione del mezzogiorno e a preparare tutti i pranzi sociali, c'e la signora Antonia Ferrante.
La sala Il Treno dove vengono svolte le attività del Circolo
La locandina per il corso di italiano per immigrati
Fino ai nostri giorni
Una delle pagine più importanti per spiegare il notevole salto di qualità organizzativo compiuto dal Circolo nel corso degli anni Novanta riguarda la scelta della Società Nazionale di Mutuo Soccorso di riappropriarsi del salone, utilizzato negli ultimi anni per la proiezione di film a luci rosse, e la conseguente decisione del Circolo di dare in affitto di azienda alla Società Artevaria s. r .l. l'esercizio di bar-trattoria, ristorante e pubblico spettacolo ai fratelli Bissolotti, Angelo, Paolo e Anna che, affiliati al circuito Slow Food,  hanno ulteriormente valorizzato gli spazi dati a loro in esercizio. Una delle clausole che favorisce certamente il rilancio dell'atti­vità sociale e culturale del Circolo concerne la possibilità di utilizzare gli spazi del salone dieci volte l'anno, per organizza­re assemblee societarie, iniziative culturali e informative e altro ancora.
Tra le attività svolte in questi  anni, quasi sempre del salonedi stile lberty, Il Treno, si vogliono ricordare quelle più significative: la cerimonia nel salone a cui hanno partecipato, tra gli altri, l'onorevole Aldo Aniasi e per l'Associazione na­zionale partigiani italiani dell'Atm Orfeo Gagliardini con la pre­miazione, nel 1995, dei soci che hanno partecipato attivamente alla lotta di Liberazione.
Ancora oggi gli amici del Circolo della associazione Club Amarcord, com­posta da macchinisti in pensione e organizzatrice di gite e in­contri sociali si incontrano tutti i giovedì nei locali del Circolo.
Il 28 maggio 2011 muore Eduardo Capriglione, il socio che ha ricoperto la carica di Presidente del circolo per ben 25 anni.
Il 27 novembre2011 durante una manifestazione svoltasi nel salone Il Treno, alla presenza della moglie e dei figli, è stato ricordato con una targa commemorativa Eduardo Capriglione. Durante la festa del tesseramento che si svolge ogni anno a dicembre, al decano Angelo Galli, per i suoi novant’anni, è stata consegnata un targa in riconoscimento del suo lungo lavoro svolto nel Consiglio del Circolo.
Oggi, il Circolo, continua a produrre spettacoli teatrali e musicali gratuiti per i soci, organizza gite di un giorno  a sfondo culturale visitando castelli e musei vari, ultimamente, da qualche hanno, hanno preso piede anche gite di più giorni (3-4) sempre a scopo culturale organizzate spesso dal Dopolavoro Ferroviario di Milano. In collaborazione con la Fondazione per la Mutualità Cesare Pozzo e con l’aiuto del Circolo Culturale Filippo Buonarroti è stato possibile organizzare un corso gratuito d’italiano per stranieri che, ad oggi, ha raggiunto la partecipazione di oltre cento alunni.
 
Circolo Cooperativo Ferrovieri Martini di Greco
Anno di nascita 13 settembre 1946
Elenco Presidenti del Circolo
1946                   Egidio            Fracchia
1947-1948           Paolo             Casarotti
1949-1952           Luigi               Bellazzi
1952-1955           Mario              Bolzoni
1955-1970           Luigi               Bellazzi
1970-1971           Antonio           Margheriti
1971-1973           Pietro             Cavallero
1973-1976           Giuseppe        De Lorenzo
1976-1979           Francesco       Armiraglio
1979-1988           Eduardo          Capriglione
1988                   Gabriele          Ferri
1989-2003           Eduardo          Capriglione
2003-2006           David              Pigliapoco
2006-2011           Serafino          Abate
2011-                  David              Pigliapoco
 
 
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