Intervento di Raffaella Lorenzi - Circolo Ferrovieri Martiri di Greco

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Intervento di Raffaella Lorenzi

Un giovane condannato a morte dai nazisti, Julius Fucìk, prima di morire scrisse: “Vi chiedo una cosa sola: se sopravviverete a quest'epoca, non dimenticate. Non dimenticate né buoni né cattivi. Raccogliete con pazienza le testimonianze di quanti sono caduti per loro e per voi. Un bel giorno “oggi” sarà passato e si parlerà di una grande epoca e degli eroi anonimi che hanno creato la storia. Vorrei che tutti sapessero che non esistono eroi anonimi. Erano persone con un nome, un volto, desideri e speranze.”
E io aggiungo: una famiglia il cui dolore il tempo non è riuscito a cancellare...
Per questo noi oggi ricordiamo: Carlo Mariani, Antonio Colombo, Siro Marzetti qui fucilati davanti a tutti i compagni di lavoro.
E Rocco Gargano deportato a Dachau, morto nel '49 a seguito delle sevizie subite; Romano Mazzanti, Egidio Bosè, Dario Borroni deportati a Gusen dove morirono; Mario Molteni deportato a Dachau, sopravvissuto; Venanzio Gibillini deportato a Flossenburg, sopravvissuto e tutt'ora vivente e instancabile testimone nelle scuole nonostante i suoi 92 anni.
Tutti pagarono con la vita o l'orrore dei lager l'attentato qui avvenuto che distrusse un deposito di carburante, cinque locomotive, un carrello trasportatore e la linea ferroviaria, ma dove nessun tedesco trovò la morte. Eppure l'ordine di Kesserling, il comandante in capo delle truppe tedesche in Italia che prevedeva l'uccisione di 10 italiani per 1 tedesco, fu ugualmente applicato per terrorizzare la popolazione. Le vittime avevano desideri, avevano speranze, avevano una famiglia. Molteni aveva 21 anni; Gibillini e Borroni non ne avevano ancora 20.
Questa è la guerra e chi domina si arroga il diritto di vita e di morte. E la guerra è anche fame, freddo, malattie, bombardamenti, paura e non sapere mai se domani sarai ancora vivo... Io l'ho conosciuta la guerra e ho conosciuto anche il dolore infinito di un padre deportato e morto nel lager di Mauthausen dove altre migliaia di lavoratori di ogni parte d'Italia furono deportati e morirono per aver scioperato contro la guerra e l'occupazione nazista.
Oggi grazie al sacrificio di coloro che con ogni mezzo hanno combattuto per la pace, la libertà la democrazia e sognato un'Europa unita e solidale, viviamo in una società da 70 anni senza guerre e dittature, anche se ancora imperfetta e con molti problemi. Purtroppo, in altre parti del mondo, e non  tanto lontano da noi,la guerra c'è; ci sono gravi ingiustizie, fame, malattie e morti violente.
E le persone fuggono, come fuggivamo noi dalle città verso luoghi più sicuri, lontano dai bombardamenti che colpivano soprattutto i centri industriali. Ci ospitavano i contadini e ci aiutavano a sopravvivere con i prodotti della campagna.
Oggi migliaia di uomini, donne e bambini, provenienti da zone di guerra o di estrema povertà, ci chiedono aiuto, ma purtroppo, qui in Europa, che ha conosciuto la barbarie nazista  e il sacrificio di quanti hanno lottato e sono morti per un mondo nuovo e solidale, dove si era gridato ‘‘mai più”, trovano muri e fili spinati, un orrore che pensavamo debellato per sempre. Risolvere questo problema è difficile, ma credo fermamente che la solidarietà internazionale, sia l'unica via che l'Europa possa percorrere, e al più presto, perché si possa realizzare quel mondo nuovo, libero e giusto per tutti che i Martiri della Resistenza hanno sognato e pagato con la vita o con le atrocità dei lager. Non seguire questa via sarà tradire le loro speranze, il loro sacrificio, ma sarà anche per l'Europa tutta un pericoloso passo indietro nel cammino della civiltà. Ma quanti morti ci vorranno ancora prima che i governanti europei si impegnino seriamente per evitare il genocidio che si verifica sotto i nostri occhi?
 
 
 
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